Una Repubblica solidale

Il Servizio Civile alla Camera dei Deputati

La Festa della Repubblica, il 2 Giugno, è una giornata importante.

La solidarietà, il mutualismo e l’impegno sociale e civile devono tornare ad essere la base da cui far ripartire un’azione politica che si occupi delle persone in difficoltà e non di se stessa.

Le esperienze di tutela del bene comune e della persona vanno valorizzate perché sono la pietra su cui costruire una Repubblica solidale della quale essere orgogliosi ogni giorno.

Eccetto i francesi

Che poi questo paese, così controverso, così diviso e impotente, così vessato, in balia della posizione geografica da quando è nato, in balia di una politica e di una cultura che talvolta ti fan dubitare che valga la pena combattere, alcune volte e spesso prono, avaro di diritti civili e ormai in piena ripiegata su quelli sociali, con una situazione economico/sociale, dunque, spaventosamente in declino, rimane l’unico paese che in questi anni ha continuato a trovare ininterrottamente la forza di soccorrere esseri umani in mare.

E non per buonismo, non per “l’amore di riserva” che cantava Gaber, ma perché è la cosa giusta da fare, perché sono esseri umani, perché la solidarietà ha valore universale, perché da che mondo è mondo una persona che muore bisogna salvarla, perché anche l’ultimo dei cattivi con una coscienza, al di là del canto elettorale, non potrebbe agire che così.

Eccetto i francesi.

Essere.

di Americo Roma

Essere le strade delle nostre città, essere i vicoli, i parchi abbandonati alla noncuranza. Essere le fabbriche chiuse e le file lunghe alle mense per i poveri.

Essere le serrande dei negozi chiusi, coi cartelli vendesi. Essere lontani 5000 chilometri da casa davanti ad un muro o al filo spinato, senza opportunità o facce amiche, e senza sapere cosa fare o dove andare. Essere a casa, magari con una laurea in tasca, ad inviare 5000 curricula a cui nessuno risponderà.

Essere l’ultimo di una fila infinita che non va avanti, essere le periferie disgregate delle nostre città. Essere un appartamento in cui vivono in 10 senza riscaldamento e scarico del bagno. Essere il carcerato che dorme in una stanza di 20 metri quadri con altri 8 come lui. Essere il ragazzino che si fa il carcere per una canna. Essere il ragazzino che s’ammazza, perché per la società è un diverso e non ha diritto a vivere ed essere felice quanto gli altri.

Essere un padre o una madre di famiglia, disperati e disoccupati da 10 anni, costretti a dare i figli in affidamento per l’impossibilità di mantenerli. Essere una ragazza che lavora come un mulo, per 7 euro e 50 l’ora di voucher incassabili in tabaccheria, che versa contributi e una pensione non l’avrà mai. Essere il commerciante o la professionista, taglieggiati e strozzati dalle mille mafie italiane. Essere i campi coltivati per i prodotti Made in Italy, che coprono barili interrati di scarti di produzione tossici non smaltiti. Essere coloro che quei campi li coltivano, lavorando in nero, sfruttati e invisibili.
Essere l’Italia che nessuno ha il coraggio e la forza di essere, perché non muove soldi, non paga campagne elettorali, non sceglie i consiglieri di amministrazione, non gestisce alcun potere.
Essere un punto di vista realmente diverso, per provare a migliorare le cose.

O non essere.