I Figli dei Figli degli Altri

Le coscienze pulite, l’occidente, le bombe le barriere occidentali, il gioco del terrore…

L’orgoglio e la fortuna di essere amico di Danilo e conoscere il cuore e la sincerità che ci mette quando canta: con i ‘Figli Dei Figli Degli Altri‘ è finalista al Premio Fabrizio De André e lo merita davvero perchè racconta, con coraggio, cose importanti.

Seguitelo qui -> Danilo Ruggero, votatelo nel sondaggio de La Repubblica e incrociamo le dita per il premio vero!🤞!

…e si abitua a dire che è normale fino a quando non succede a due centimetri dal cuore e se succede il dito sul fucile o sulle tastiere.

I figli dei Figli degli Altri - Danilo Ruggero

Nuovi idoli

La plastica fotografia della situazione sociale, politica, culturale italiana la dà quel filosofo a tempo perso dell’allenatore della Ternana, tale Sandro Pocheschi che commentando la sconfitta dell’Italia contro la Svezia dice:

– “Ecco cosa succede portando gli stranieri nel calcio italiano.”

L’assenza di investimenti nelle infrastrutture, in stadi di proprietà, delle persone allo stadio, di passione, di presidenti illuminati, di una classe dirigente degna, di un campionato competitivo, di genitori che non scaricano sui figli nelle giovanili le proprie aspettative, di un sistema limpido di procure, di capacità delle stesse, di giornalisti che non fanno i tifosi, di bilanci realistici e maggioranza di società finanziariamente sane, di un campionato competitivo e di mille altre mancanze che tralascio, non contano nulla, a quanto pare, e si decide di accollare alla presenza di stranieri nel sistema calcio Italia le figure barbine che facciamo sul campo.

Ovviamente il Pocheschi è il nuovo idolo delle folle.

Quand’è che ricominceremo a riflettere?

Un viaggio

Il recupero dei dati del pc di casa, in assistenza dopo anni di polvere, riporta alla luce 30 Gb di musica acquisita nei primi anni del 2000.
Spotify lontano anni luce.

Ed è un viaggio che vi consiglio.

Nel mio è degna di nota l’oscillazione tra grandi vergogne, giustificate –almeno spero– dalle tempeste ormonali in corso, autentiche tamarrate, tormentoni stagionali, e -rassicuranti- i grandi cantautori, colpevoli di avermi reso quel noiosone maledetto un po’ idealista, un po’ politicizzato.

Capita quindi che tra un album del Truceklan e dell’allora underground romano (che robetta) spunti la discografia di Adriano Celentano (che uno spera non sia roba sua e invece forse sì), quella di Vasco Rossi (che canzoni faceva, da risentire tutto), arrivino poi gli Articolo 31 (“Gente che spera”: un altro po’ e piango), gli Eiffel 65, abudiabudai, e poi l’house, che ti fa vergognare di brutto ma una riascoltata tenendo basso gliel’ho data ugualmente, il Fabri Fibra di Mr Simpatia e Tradimento, i Club Dogo che non sono più quelli di Mi Fist ed è vero mortacciloro, Gaber, Rino, De André, Battisti, i cartoni animati, le colonne sonore, con le cinque stelle aggiunte ora a Febbre da Cavallo, e Giorgio Moroder, che all’amarcord aggiungono i film.

E un po’ Spotify pur adorandolo lo maledico: tra 10 anni se dovessi portare il portatile in assistenza non avrei alcun magic moment musicale.

P.s.
La cartella “Foto” meglio non aprirla che dopo aver trovato anche la discografia degli Abba vado in analisi.

La verità?

Un girone dell’inferno apposito sarà riservato a coloro che nelle offerte di lavoro utilizzano inglesismi vari per definire posizioni mascherandone o, spesso, modificandone il contenuto reale.

E noi, comuni mortali o poveri scemi che dir si voglia, che nel curriculum che inviamo o nel profilo, imprescindibile, su LinkedIn, siamo costretti a presentarci come fenomeni paranormali cercando di rincorrere quel mondo un po’ finto, un po’ irreale, un po’ artefatto.

La verità -abbiamo deciso- è bene schivarla.
Da una parte e dell’altra.