Il verde di Roma

Dalla battaglia dei dati sul verde di Roma di questi giorni mi sembra che non stia emergendo il tema complessivo.

Sono ormai cinque anni che faccio l’assessore all’Ambiente nel Municipio Roma III, un incarico di cui sono profondamente orgoglioso, anche perché mi ha permesso di lavorare ogni giorno con i tecnici del Dipartimento Tutela Ambientale: persone serie, professionisti che hanno scelto di lavorare per la città prendendo decisioni, spesso difficili, sulla salute e sulla sicurezza degli alberi di Roma Capitale.
Conoscendoli e lavorandoci gomito a gomito, faccio fatica a scivolare sull’idea che ci sia un disegno di convenienze per abbattere gli alberi.

Gli alberi non vengono abbattuti perché qualcuno lo decide da remoto ma perché vengono eseguite valutazioni agronomiche, controlli, indagini strumentali e ci sono –appunto– professionisti che si assumono la responsabilità di quelle decisioni.

Ma a proposito del tema complessivo.

Il 2022 può essere considerato l’anno zero di una nuova stagione di cura del verde a Roma: è l’anno in cui l’Amministrazione di Roberto Gualtieri ha ricominciato a investire, a sbloccare appalti e soprattutto a controllare e curare sistematicamente un patrimonio che per anni era stato lasciato troppo spesso senza manutenzione.

Da allora sono stati controllati circa 270mila alberi e potati circa 200mila. Nei quattro anni precedenti ne erano stati potati appena 20mila.

E quando si ricomincia a controllare davvero gli alberi emergono anche le “𝑚𝑎𝑔𝑎𝑔𝑛𝑒”: piante molto vecchie, malattie, parassiti, problemi strutturali. Con un fattore in più, enorme, il solito 𝑒𝑙𝑒𝑓𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎: il cambiamento climatico e il suo portato di caldo, siccità, eventi meteorologici estremi. (Abbiamo la tromba d’aria di Prati Fiscali ancora negli occhi)

La sfida, quindi, non è scegliere tra alberi e abbattimenti -come indicano i cittadini in buona fede, che spesso sui social si mischiano agli influencer e ai fratelli e alle sorelle d’Italia che negano il cambiamento climatico, cementerebbero pure il Tevere e oggi si scoprono paladini della natura-: è ovvio e fisiologico che gli alberi piantati siano più piccoli e vi sia una percentuale –risibile– di mancati attecchimenti (sfido lorsignori, a proposito di dati, a raccontarci cosa è successo in III municipio. Siamo fortunati noi?) ma appunto, veniamo dall’anno zero, devono crescere, esattamente come sono cresciuti i loro predecessori. Anzi, lo dovranno fare meglio, perché la consapevolezza che c’è oggi consente anche di evitare gli errori del passato, che molti dimenticano, ma che impone di costruire una politica del verde capace di prendersi cura degli alberi per tutta la loro vita, non per un tema di arredo urbano ma per l’infrastruttura che rappresentano e che consentirà -insieme alle altre- di affrontare l’emergenza climatica, piantando, curando, controllando, sostituendo quando necessario, scegliendo specie più adatte al clima, dando spazio alle radici, all’acqua, al suolo, riducendo le isole di calore, aumentando la permeabilità e facendo tornare biodiversità.

Da cinque anni l’Amministrazione di Roberto Gualtieri -con l’assessora Sabrina Alfonsi, i Municipi– ha scelto di considerare la cura del verde una politica pubblica: fatta di risorse (parecchie in più), programmazione, competenza e visione. E anche di una nuova capacità di affrontare il clima che cambia, con il lavoro dell’Ufficio Clima di Roma Capitale guidato da Edoardo Zanchini.

Su questo possiamo discutere, criticare e pretendere sempre di più ma bisogna farlo con serietà perché altrimenti stiamo semplicemente aggiungendo un altro capitolo alla campagna elettorale permanente a cui, purtroppo, sembriamo condannati.

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