Dove siete?

Dove siete?
Sopravvivete, stanchi, trascinati dalla corrente, mai padroni di un destino saldamente in mano ad un giudice parziale che dà e toglie a piacimento.
Il suo.
Un capo, un conoscente, un “amico di famiglia”, distributore non automatico di favori.
Pazientate, sopportate: “andrà meglio”, penserete.

Dove siete?
Gli amici, la/il fidanzata/o, l’ebbrezza di una sera.
Vi lasciate cullàre da quel briciolo di benessere che trova ancora alloggio nelle nostre case. Rannicchiato, spaventato, cosciente -lui sì- della vita breve che lo attende.

Dove siete?
Schiavi della routine, entrati nel vortice non ne siete più usciti, vi siete adeguati nonostante aveste buone idee, annichiliti dalla mancanza di strumenti, di competenze, di voglia di cambiamento.
Appiattiti, azzerati, indotti al coma.

Dove siete?
Imperano le riforme al ribasso, si sciacalla, giornali e giornalisti proni, urla sguaiate, televisioni abbrutite, scadute, riciclate, odio verticale, odio orizzontale, odio diagonale, diffidenza estrema, solidarietà al lumicino, impresentabili issati ad eroi.

Dove siete?
Non pensate che non vi riguardi.
Non pensate che non ci sia speranza.

C’è bisogno di voi, di tutti voi: lavoratori dipendenti, studenti, giovani lavoratori, precari, mamme, papà, nonni, inoccupati e chiunque si voglia riprendere la propria vita, la propria dignità, il proprio futuro.

Uscite fuori, parlatevi, unitevi.
Lottiamo.

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