Riflessioni dopo la tragedia

Il dissesto idrogeologico presente nella testa dell’Italiano, più che nei nostri comuni, fa sì che tragedie come quella sarda vengano ricondotte, nell’immaginario collettivo, all’eccezionalità. O al destino.

Sebbene fosse “oggettivamente imprevedibile un’alluvione di tale portata” come si è affrettato a dire il capo della Protezione Civile Gabrielli, e al di là delle responsabilità che andranno accertate sulla mancanza di allerta ai comuni, è chiaro che un territorio martoriato e seviziato come quello Italiano non rappresenti certo un ostacolo a certe catastrofi.

Qualche dato:
– Sono 6 i milioni di Italiani che vivono in aree a rischio frane e alluvioni. Abitano cioè in uno dei settemila comuni a rischio idrogeologico. 1/10 del Paese, quindi, rischia di farsi portare via il letto dalla pioggia.

– Il consumo del suolo è aumentato negli ultimi 60 anni del 156%.
E’ stata privilegiata la quantità a dispetto del buonsenso. Neanche della qualità.

– Sono stati spesi 61 miliardi di euro dal dopoguerra ad oggi per riparare i danni.
La messa in sicurezza del territorio ne costerebbe 41. La lungimiranza non è di casa.
Siamo, per questo dato, al secondo posto assoluto dopo il Giappone. Che soddisfazione.

– In Italia muoiono 60 persone all’anno a causa di frane.

Non si dica che è stata una tragica casualità.
Per rispetto all’intelligenza, si eviti.

Chiudo con un altro tipo di maltempo.
Il vento dei grandi proclami, soprattutto in tempo di congressi, scissioni e scemi non finisce mai di soffiare. Chissà se si arriverà, una volta soltanto, ai fatti.
L’idea di donare i due euro delle primarie PD non è peregrina.
Non è beneficenza, è un gesto che vale parecchio.
Non rottamiamo anche le buone azioni.
La (mia) Sinistra è anche questo.

Forza Sardegna!
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