Ellis

Mentre in Francia il Front National, partito anti-umanista, trionfa alle regionali ho la fortuna di imbattermi nel cortometraggio di JR, “Ellis”, con protagonista e storyteller Robert De Niro, un migrante “accolto” ed identificato ad Ellis Island nella prima metà del ‘900.

“Arrivai qui in cerca di un posto nel quale potessi trovare pace, nel quale potessi essere trattato come chiunque altro, in cui poter essere chiunque volessi…”

Ad Ellis Island sono transitati 12 mln di aspiranti cittadini statunitensi da tutto il mondo.
Per diventare tali ci si doveva sottoporre ad una visita medica, poi essere iscritti nei registri e se non ci fossero state complicazioni si otteneva il permesso di sbarcare.
In poche ore si decideva il destino di intere famiglie, talvolta separate per anzianità, malattie, cecità, menomazioni fisiche o altre infermità.

Viene anche chiamata Isola delle Lacrime.

“Penso a tutti coloro che ce l’hanno fatta, a tutti quelli che sono arrivati, arrivati ad una riva lontana dove, raggiunta la spiaggia o attraversato un ponte o imboccata una strada iniziano a camminare… sempre più velocemente, corrono.
Ce l’hanno fatta: sono finalmente… a casa”

Torno a respirare nonostante l’amarezza.
Consigliato.

Stesso mestiere

Quel giornalismo che pubblica i video e le foto dei morti, gli audio delle sparatorie, il sangue, i particolari macabri, le modalità della morte è un’azienda alla ricerca ossessiva del dolore e della paura.
Talvolta è lo stesso giornalismo che si indigna con il ditino puntato contro Salvini e altri, rei di speculare sui morti.

Uno economicamente e gli altri elettoralmente fanno esattamente lo stesso mestiere.

Due facce della stessa, ripugnante, medaglia.

Ho paura

Negli Stati Uniti sono stati uccisi nove afroamericani in una Chiesa.
Movente: “odio razziale“.

Due dei maggiori leader politici italiani, due dei maggiori opinion makers, due dei principali attori sulla scena social, martellano l’opinione pubblica con il problema dell’immigrazione.

Io, lo dico candidamente, ho paura.
Paura del numero di persone che farebbe altrettanto se solo avesse un’arma a disposizione.

Ma de che?

“Non siamo animali, siamo esseri umani” grida il corteo di migranti ammassati sulla scoglliera di Ventimiglia, bloccati alla frontiera e rimandati indietro dalla gendarmerie francese.

Fanno bene a ricordarlo a quei politicanti travestititi da statisti che dal retro di una scrivania hanno dimenticato il buonsenso, la logica, l’umanità abbandonando queste persone ad una condizione vergognosa.

Liberté, Égalité, Fraternité.
Ma de che?

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Arroganza

Sarà per la giornata di sole, per i drink di ieri, forse per l’astensionismo bulgaro in Emilia Romagna e in Calabria ma oggi mi sento un po’ arrogante.
No anzi, credo di esserlo a pieno titolo: un Arrogantone.

Oggi mi sento migliore di quelli che la pensano come Salvini.

Un giorno forse arriverò a comprendere le ragioni sociali che portano personaggi scolarizzati a ritenere chi mangia nel tuo stesso tavolo, quello dei terzultimi, dei penultimi e degli ultimi, il responsabile maggiore della scarsità del cibo presente.
Invece della mensa.

Una mensa che, di questo passo, sarà verde nera.

Un giorno forse, non oggi.
Oggi sono preda dell’arroganza.