Non aspettarti nessuna risposta, oltre la tua

La sensazione di essere un semplice spettatore della voragine sociale e culturale che si sta aprendo davanti ai nostri occhi non me la toglie purtroppo l’impegno quotidiano.
Non fare abbastanza, non averne le forze, la posizione, le capacità.

Il desiderio di interpretare la rabbia e dare risposte, che si scontra, perdendo, con il peggioramento quotidiano della condizione emotiva di chi ti sta davanti, un fascio di nervi tesi che sfoga contro nemici via via diversi ma con l’unico comune denominatore di non essere la causa del problema.

Lo sfogatoio social, raccoglitore di sentenze e degenerazioni dell’opinione lontane da qualsiasi approfondimento, o, al contrario, spesso luogo di esasperanti profluvi di inezie raccontate come fossero avvincenti saghe cinematografiche.
E l’indignazione, spettacolarizzata da una politica indegna che senza timore riverenziale verso il ruolo di guida responsabile e autorevole scende a livelli immaginabili solo nei Paesi che, qualche tempo fa, guardavamo dall’alto in basso, con quella sana protervia guadagnata nell’essere un cazzo di Stato di diritto, con i suoi problemi, certo, ma con quegli schemi chiari di giusto e sbagliato che attualmente pare non valgano più.

Invece valgono eccome, e mi permetto almeno di rifiutare di essere schiacciato da quel gioco a ribasso della divisione in tifoserie, che riesce a utilizzare anche un fatto di cronaca come l’assurda morte violenta di un carabiniere per i propri scopi elettorali.

“Non aspettarti nessuna risposta, oltre la tua”

Dove siete?

Dove siete?
Sopravvivete, stanchi, trascinati dalla corrente, mai padroni di un destino saldamente in mano ad un giudice parziale che dà e toglie a piacimento.
Il suo.
Un capo, un conoscente, un “amico di famiglia”, distributore non automatico di favori.
Pazientate, sopportate: “andrà meglio”, penserete.

Dove siete?
Gli amici, la/il fidanzata/o, l’ebbrezza di una sera.
Vi lasciate cullàre da quel briciolo di benessere che trova ancora alloggio nelle nostre case. Rannicchiato, spaventato, cosciente -lui sì- della vita breve che lo attende.

Dove siete?
Schiavi della routine, entrati nel vortice non ne siete più usciti, vi siete adeguati nonostante aveste buone idee, annichiliti dalla mancanza di strumenti, di competenze, di voglia di cambiamento.
Appiattiti, azzerati, indotti al coma.

Dove siete?
Imperano le riforme al ribasso, si sciacalla, giornali e giornalisti proni, urla sguaiate, televisioni abbrutite, scadute, riciclate, odio verticale, odio orizzontale, odio diagonale, diffidenza estrema, solidarietà al lumicino, impresentabili issati ad eroi.

Dove siete?
Non pensate che non vi riguardi.
Non pensate che non ci sia speranza.

C’è bisogno di voi, di tutti voi: lavoratori dipendenti, studenti, giovani lavoratori, precari, mamme, papà, nonni, inoccupati e chiunque si voglia riprendere la propria vita, la propria dignità, il proprio futuro.

Uscite fuori, parlatevi, unitevi.
Lottiamo.

Buone feste

Coma va?
Quanti superstiti?
Sedete ancora a tavola?
Panettone e pandoro nel latte e torrone ad ogni ora del giorno?
Vostra nonna/mamma/zia neanche quest’anno ha badato al vostro colesterolo?
Avanzi a oltranza per una settimana e più, con cappelletti in brodo trangugiati anche a merenda?
Grandinate di qualunquismi nei discorsi inter parentes?
Tombola sanguinosa con urla e vendette? Nel mentre assaggini di pistacchi e frutta secca dei quali non avresti bisogno ma che comunque non ti puoi negare?

Quest’anno me la sto godendo.
Buone feste a tutti!