Mafie nel Lazio

Sono 93 i clan mafiosi attivi nel Lazio, circa 50 nella Capitale, 11 solo a Tor Bella Monaca.

Si contano 512 aziende confiscate e 1.732 beni confiscati.

I numeri contenuti nel terzo rapporto Mafie nel Lazio sono spaventosi ma aiutano a dare una dimensione a quell’enorme piega sociale rappresentata dalla mafia e dal malaffare.

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Me ne dispiaccio

Ignazio Marino ha formalizzato le proprie dimissioni.
Me ne dispiaccio.

Durante questi due anni e mezzo non ho condiviso alcune scelte della giunta, tra occasioni mancate ed errori di calcolo, ma è stata un’esperienza portatrice di discontinuità con quel recente passato che rappresenta quanto di più nero e triste questa città possa offrire.
Malagrotta, i camion bar, la battaglia a cartellopoli, ai miei occhi sono risultati enormi per la cancrena che rappresentavano.
Non meritava affatto, secondo me, la fine del mandato.

Mi dispiaccio anche per tutti gli amministratori municipali che ho avuto modo di incontrare e di conoscere.
La futura classe dirigente che viene invocata-evocata negli Stati adiacenti era/è qui e stava lavorando.

Tralasciando poi la memoria a breve termine della destra e dell’elettore di destra (che comincio a temere non lo faccia apposta), mi mortifica la mancata levata di scudi della sinistra contro una campagna stampa orchestrata dal solito sensazionalismo da operetta, per una vicenda che ne prende appieno i tratti.

E ora, chissà.
Dalle macerie, ricostruiremo?

Sommessamente

Sommessamente: che in Italia una grande opera, un grande evento, una cosa bella non si debba più fare per paura di infiltrazioni e solite porcate a me non piace.

Si può discutere sul tempismo, si può discutere sull’affidamento della manifestazione a personaggi come Malagò, si può discutere di tutto, ma la disillusione, la resa, la rassegnazione, per favore, lasciamola a qualcun altro.

L’Italia del malaffare la voglio affrontare non schivare.

Silenzio

Alla luce di quello che sta venendo fuori dall’inchiesta “Mafia Capitale” volevo sottolineare il silenzio assordante di quelli che si sperticavano in analisi apologetiche sui fatti di Tor Sapienza, di quelli delle marce della legalità apoliticheuuh signoramia, apolitiche!– , di quei partitini da zero virgola che hanno fomentato l’onda, di quei partiti da tre virgola che l’onda l’hanno cavalcata, di quelli che “io nun so’ politica, nun te permette“, di quelli che “aiutiamoli a casa loro che non ci sono i soldi“, di quelli della legalità a fasi alterne, anzi, a razze alterne, di quelli che “ha ragione la Lega“, di quelli dalla memoria corta, di quelli che memoria non hanno ma comunque rimpiangono, di quelli che ti accusano di buonismo, di mondialismo, se non difendi la Patria Nostra da certe vergognose commistioni, di quelli che gli italiani brava gente.

Se riuscite a guardarvi allo specchio a me poco importa, quello che mi importa è come vi guardo io.
Io vi guardo con tutto il disprezzo che meritate.

Ora

Roma è una giungla di nervosismi.
Le feste alle porte, infanticidi strillati e sbattuti ovunque, i soldi che mancano, “mafia capitale“, gli addobbi inguardabili, Salvini, la crisi, Carminati, il traffico decuplicato, Buzzi, gli autobus assenti, Alemanno, i regali: – ah che palle i regali, Odevaine, i babbi natale: in diminuzione ma temo sia solo presto, tangenti, – chefaiacapodanno?, appalti truccati, i canditi, Storace e simili, la neve finta, una parolina sulle altre cooperative?, il presepe, Riccardo Mancini, ricostruzioni di verginità.

Ora, per il Natale non possiamo far nulla e al di là delle controindicazioni ogni anno ci troviamo inevitabilmente a ciondolare sulle note di Jingle Bells.
Per il resto, checché ne pensi e urli qualcuno c’è la Politica.