Ad libitum

1) Luca Laurenti, il simpatico conduttore televisivo, viene accusato di evasione fiscale per gli anni 2009 e 2010.
Viene assolto perché:
– Il fatto non costituisce reato essendo stata alzata la soglia di punibilità da 50k a 250k. (in forza della depenalizzazione del governo Renzi)
– mancanza del dolo.
(Ricchi sbadati, leggi accomodanti: una costante.)

2) Il Pd chiede al noto Dj radiofonico Linus di candidarsi a Sindaco di Milano. Non sia mai che vinca la politica a discapito dell’immagine.
(Linus saggiamente rifiuta.)

3) Vladimir Putin è il nuovo messia della destra, della sinistra, del centro e
dei non credenti. Tira più di Alfio Marchini.
(L’unico a capire poco di geopolitica e degli equilibri(smi) mondiali continuo ad essere io.)

4) La città di Roma tocca nuove vette di specialità, subendo il combinato disposto tra il venerdì, le targhe alterne e lo sciopero dell’Atac.
(Nel frattempo la Capitale, deposto Marino, è sparita dai radar di stampa indignata e opinione pubblica inferocita.
L’immondizia, l’inciviltà, i disservizi danno molto meno fastidio.)

5) Il centro Baobab, che ha ospitato più di 30.000 transitanti solo nell’ultimo anno, viene sgomberato dopo l’inizio del Giubileo della Misericordia.
(miṡericòrdia s. f.: “Sentimento di compassione per l’infelicità altrui, che spinge ad agire per alleviarla”)

6) Roberto Vecchioni, in maniera poco urbana, definisce la Sicilia “un’isola di merda”, denunciando i comportamenti scorretti e maleducati dei propri abitanti.
Vecchioni sbaglia nell’esclusività regionale del suo ragionamento.
C’è un paese che muore sotto la scure quotidiana della nostra inciviltà. Faremo bene ad occuparcene.
(Il dito e la luna)

Eppure

E’ giusto che Roma torni alla destra che tanto bene ha fatto nel quinquennio Alemanno.

Alfio Marchini, trovato dopo dopo due anni di vagabondaggio alla ricerca del Campidoglio, probabilmente neanche stavolta riuscirà ad arrivare sullo scranno centrale dell’Aula Giulio Cesare. Avrebbe potuto far bene, lo dimostrano questi due anni di duro lavoro e presenza per Roma.
I cinque stelle, capitani coraggiosi, si sono incardinati da statuto in regole ottime che gli permetteranno di non vincere. Cosa che desiderano ardentemente, peraltro.
La compagna Giorgia Meloni, invece, pronta con la sua squadra(ccia) sta scaldando i motori di tutte le macchina in doppia fila, la sua e di tutti gli assunti con parentopoli durante la giunta precedente.

Ah la capitale la spostiamo a Milano perché con l’Expo ha dimostrato che si possono fare grandi cose senza infilitrazioni mafiose di alcun genere.

Eppure quant’è bella ‘sta città.

Me ne dispiaccio

Ignazio Marino ha formalizzato le proprie dimissioni.
Me ne dispiaccio.

Durante questi due anni e mezzo non ho condiviso alcune scelte della giunta, tra occasioni mancate ed errori di calcolo, ma la ritengo altresì un’esperienza portatrice di discontinuità con un recente passato che rappresenta quanto di più nero e triste questa città possa offrire.
Malagrotta, i camion bar, la battaglia a cartellopoli, ai miei occhi sono risultati enormi per la cancrena che rappresentavano.
Non meritava affatto, secondo me, la fine del mandato.

Mi dispiaccio anche per tutti gli amministratori municipali che ho avuto modo di incontrare e di conoscere.
La futura classe dirigente che viene invocata-evocata negli Stati adiacenti era/è qui e stava lavorando.

Tralasciando poi la memoria a breve termine della destra e dell’elettore di destra (che comincio a temere non lo faccia apposta), mi mortifica la mancata levata di scudi della sinistra contro una campagna stampa orchestrata dal solito sensazionalismo da operetta, per una vicenda che ne prende appieno i tratti.

E ora, chissà.
Dalle macerie, ricostruiremo?

Insieme

Sono molto felice ed emozionato.

Collaborerò per un anno a titolo gratuito con il Campidoglio per la promozione di progetti legati alle politiche sociali e al welfare cittadino.

Ringrazio il Sindaco Marino e il suo staff per la fiducia dimostratami.

È mio desiderio mettere a disposizione di tutti questo piccolo ruolo.
Che sia il ruolo di tutti noi, aperto, partecipato, innovativo.

Mettiamoci al lavoro con tutto l’entusiasmo possibile.
Facciamolo insieme.

Un’altra storia

A Roma 835 vigili urbani su 1000, 17 conducenti Metro su 24 non si sono presentati a lavoro per malattia, donazione del sangue, legge 104.
A Napoli 200 operatori ecologici seguendo il virtuoso esempio hanno fatto altrettanto.

L’augurio è che, vista la cronica emergenza sangue negli ospedali italiani, siano istituiti altri undici capodanni durante l’anno. Uno al mese.
Gli ospedali sarebbero pieni di sacche del prezioso liquido e si salverebbero molte più persone.
Che potranno, tornate a lavoro, assentarsi anch’esse donando il sangue.
Così da poter salvare altre persone.
Che potranno così tornare a lavoro.
Per poi assentarsi donando il sangue.
Così da poter salvare altre persone.
Che potranno così tornare a lavoro.
Per poi assentarsi donando il sangue.

Ad aeternum.

Poi ci sono i giovani laureati costretti a espatriare per trovare uno straccio di stipendio ma questa è un’altra storia.
O forse no.

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Ora

Roma è una giungla di nervosismi.
Le feste alle porte, infanticidi strillati e sbattuti ovunque, i soldi che mancano, “mafia capitale“, gli addobbi inguardabili, Salvini, la crisi, Carminati, il traffico decuplicato, Buzzi, gli autobus assenti, Alemanno, i regali: – ah che palle i regali, Odevaine, i babbi natale: in diminuzione ma temo sia solo presto, tangenti, – chefaiacapodanno?, appalti truccati, i canditi, Storace e simili, la neve finta, una parolina sulle altre cooperative?, il presepe, Riccardo Mancini, ricostruzioni di verginità.

Ora, per il Natale non possiamo far nulla e al di là delle controindicazioni ogni anno ci troviamo inevitabilmente a ciondolare sulle note di Jingle Bells.
Per il resto, checché ne pensi e urli qualcuno c’è la Politica.

Privilegi e concorrenza

Nella giungla dei diritti mancanti e mancati si insinua qualcosa di peggio.
Nel concetto semplicistico di “guerra tra poveri” non viene reso appieno, secondo me, lo stato delle cose.

Partiamo da quella percezione, ormai divenuta culturale, che i diritti siano superati e, in un escalation di liberismo, siano evoluti nella poco nobile concezione di “privilegi”.
In una concezione del welfare un po’ poco estensiva e un po’ molto restrittiva.

E’ consequenziale che in un sistema del genere si arrivi ad una concorrenza sociale che porta ad una rivendicazione di un diritto sulla pelle dell’altro.
Non ci si batte per rivendicare diritti per tutti ma, anzi, ci si arrabbia per una concessione (…) fatta a X perché, magari, secondo una strana logica, toglie una possibilità a Y.

E’ così sulle utenze delle case popolari, è così sulle case popolari, è così sulle case occupate, è così sulle unioni civili, è così sugli immigrati a cui vengono garantite “agevolazioni”, è così sui rom a cui “lo Stato dà un sacco di soldi”.

Questa visione, alimentata e fomentata dai soliti professionisti dell’acchiappo elettorale, da personaggi spaccia paure e da una stampa connivente pronta a tutto tranne che al rispetto della deontologia, si è ormai sedimentata trasversalmente in ogni angolo di comunità.

Hanno seminato da tempo: per Borghezio, Salvini e altri rifiuti organici è tempo di raccolta.
E queste lotte al degrado, amici miei, altro non sono che i frutti. Marci.

Sarebbe poi il caso, quando magari ci asciughiamo la bavetta, che qualcuno si soffermi sulle politiche vergognose messe in atto in questi anni sul fronte dell’accoglienza, dell’inclusione sociale e sul contrasto alla povertà.

Solo dopo però, quando ci troveremo a piangere un morto.
Un morto bianco, che quello nero c’è già stato.

(Qui un esempio)