Il Lonfo

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.

È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;

e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

Gigi Proietti che interpreta il Lonfo 🤣

Un viaggio

Il recupero dei dati del pc di casa, in assistenza dopo anni di polvere, riporta alla luce 30 Gb di musica acquisita nei primi anni del 2000.
Spotify lontano anni luce.

Ed è un viaggio che vi consiglio.

Nel mio è degna di nota l’oscillazione tra grandi vergogne, giustificate –almeno spero– dalle tempeste ormonali in corso, autentiche tamarrate, tormentoni stagionali, e -rassicuranti- i grandi cantautori, colpevoli di avermi reso quel noiosone maledetto un po’ idealista, un po’ politicizzato.

Capita quindi che tra un album del Truceklan e dell’allora underground romano (che robetta) spunti la discografia di Adriano Celentano (che uno spera non sia roba sua e invece forse sì), quella di Vasco Rossi (che canzoni faceva, da risentire tutto), arrivino poi gli Articolo 31 (“Gente che spera”: un altro po’ e piango), gli Eiffel 65, abudiabudai, e poi l’house, che ti fa vergognare di brutto ma una riascoltata tenendo basso gliel’ho data ugualmente, il Fabri Fibra di Mr Simpatia e Tradimento, i Club Dogo che non sono più quelli di Mi Fist ed è vero mortacciloro, Gaber, Rino, De André, Battisti, i cartoni animati, le colonne sonore, con le cinque stelle aggiunte ora a Febbre da Cavallo, e Giorgio Moroder, che all’amarcord aggiungono i film.

E un po’ Spotify pur adorandolo lo maledico: tra 10 anni se dovessi portare il portatile in assistenza non avrei alcun magic moment musicale.

P.s.
La cartella “Foto” meglio non aprirla che dopo aver trovato anche la discografia degli Abba vado in analisi.

Blue Whale

Le raccapriccianti regole del tragico gioco “Blue Whale” che sta spopolando tra i romani. 
Giorno 1. Prendi l’autobus alle 8.

Giorno 2. Esci di casa in un giorno di pioggia senza pinne. 

Giorno 3. Fai la differenziata.

Giorno 4. Prendi la macchina alle 18 e percorri un’arteria importante.

Giorno 5. Cammina ad occhi chiusi su un marciapiede.

Giorno 6. Riutilizza le scarpe sporche di deiezioni canine del giorno prima.

Giorno 7. Entra in un parco, sdraiati sull’erba e respira il polline, poi vai sulla Nomentana e respira smog.

Giorno 8. Trova parcheggio.

Giorno 9. Tifa Lazio.

Giorno 10. Vai in un ufficio pubblico e cerca di portare a termine una pratica qualunque.

Giorno 11. Trova parcheggio.

Giorno 12. Entra in una sede del Pd e urla: “siete dei Comunisti”, poi entra in una sede dei Comunisti e urla: “state più a destra del Pd”.

Giorno 13. Cerca un lavoro che ti piace.

Giorno 14. Fingiti nero e, se ti piace esagerare, pure di religione islamica.

Giorno 15. Vai a Roma Sud vestito da Roma Nord e a Roma Nord vestito da Roma Sud. 

Giorno 16. Cerca uno spazio sociale ancora aperto.

Giorno 17. Prendi un taxi.

Giorno 18. Partecipa al prossimo concorso pubblico.

Giorno 19. Vai in bici sulla Nomentana.

Giorno 20. Al prossimo sciopero dei mezzi pubblici crea zizzania magnificando l’Atac tra gli inferociti alla fermata. 

Giorno 21. Prendi un motorino e, con andatura costante, precipita in qualche voragine sulla strada.

Giorno 22. Definisci Virginia Raggi la migliore sindaca donna nella storia della Capitale.

Giorno 23. Chiama l’Ama e spronali a far meglio.

Giorno 24. Entra in bistecchiera e ordina piatto veg.

Giorno 25. Non c’è mai arrivato nessuno.

Help me

Il senso di incertezza, di precarietà, di temporaneità, di mancanza di prospettive mi si para oggi innanzi, più potente che mai:

– “Matteo, aiutami a riprendere la mano, facciamo qualche giro in macchina!” esclama mamma dopo l’acquisto di una fiammante Sukuzi Ignis metallizzata di dodicesima mano.

Sono dieci anni che non guida.

C H I E D O A I U T O.

Foste impossibilitati a nascondermi in qualche sgabuzzino o in qualche casolare abbandonato è altresì gradita vs solidarietà.
Astenersi ottimisti, minimizzatori e possibilisti.

Ah, il signore avvistato mentre cercava di varcare il confine con il Messico era papà: se doveste incontrarlo avvisatelo che può tornare a casa, vado io. (Sarà parecchio sudato, corre da ore)

Sfigometro

Aggiornamento dello sfigometro: “massimi livelli“.

Nella giornata di ieri l’ingrato cane che ospitiamo gentilmente all’interno dell’appartamento s’è azzuffato con un dobermann.
Sordo ai richiami, sfrontato e anche un po’ stupidino corre per metri per andare ad affrontare qualcosa di più grande di lui, di me e del PIL della Cina: 50 kg e oltre di qualcosa che assomiglia più ad un cavallo che ad un cane.

[ – “Nerino bello, che fai, dove vai, stai buono, vieni a casa ti preparo una bella tisana, guardiamo la tv, puoi salire sul divano, ti faccio le coccole!
– “Nono, quello mi guarda male, io vado, m’ha stufato!”
– “Parliamone, aspetta! Biscottino?
– “Bau bau, grrr, bau bau!” ]

Finita la guerra, chiaramente il saldo negativo tocca a me.
La mia mano destra è oggetto di ferita lacero contusa, dolori e punti.
Il soggiorno breve (7h) al Pertini è da libro cuore. Un cuore forte.
Dopo ore di attesa riesco a entrare in quella che considero le porte del paradiso.
Sbagliato: trattasi della sala visite del Dottor Mengele africano che si interroga sul senso della vita senza trovare una soluzione alla mia, evidente, prossima dipartita.

Altra attesa in corridoio insieme a bacini rotti di vecchiette loquacissime.

“- Zocchi!” “- Eccomi.”
Altro giro, altro luminare: lui un vero mister simpatia. Fa battute, tronfio.
Apprezza il taglio e lo definisce “bello“.
Ho temuto per un attimo volesse uscire a cena con la mia mano.
Non lo dico, temendo che spostandomi nel suo terreno, quello della simpatia, la mano me la tagliasse. Accidentalmente, certo.
Esco dopo la parziale sutura e con le dita alla Tutankhamon, ultima moda hipster della capitale egiziana.

Torno a casa.

Eccolo là, lo stolto.
Mortificato.
E’ sul divano e vuole le coccole… lo accontento.
La tisana però non te la faccio!”