Che peccato

Facebook ha cancellato tutte le pagine di CasaPound presenti sul social network.

Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non possono trovare posto su Facebook e Instagram
Gli account che abbiamo rimosso oggi violano questa policy e non potranno più essere presenti su Facebook o Instagram“.

Che peccato👋🏻

 

Casapound

Il Lonfo

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.

È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;

e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

Gigi Proietti che interpreta il Lonfo 🤣

Un viaggio

Il recupero dei dati del pc di casa, in assistenza dopo anni di polvere, riporta alla luce 30 Gb di musica acquisita nei primi anni del 2000.
Spotify lontano anni luce.

Ed è un viaggio che vi consiglio.

Nel mio è degna di nota l’oscillazione tra grandi vergogne, giustificate –almeno spero– dalle tempeste ormonali in corso, autentiche tamarrate, tormentoni stagionali, e -rassicuranti- i grandi cantautori, colpevoli di avermi reso quel noiosone maledetto un po’ idealista, un po’ politicizzato.

Capita quindi che tra un album del Truceklan e dell’allora underground romano (che robetta) spunti la discografia di Adriano Celentano (che uno spera non sia roba sua e invece forse sì), quella di Vasco Rossi (che canzoni faceva, da risentire tutto), arrivino poi gli Articolo 31 (“Gente che spera”: un altro po’ e piango), gli Eiffel 65, abudiabudai, e poi l’house, che ti fa vergognare di brutto ma una riascoltata tenendo basso gliel’ho data ugualmente, il Fabri Fibra di Mr Simpatia e Tradimento, i Club Dogo che non sono più quelli di Mi Fist ed è vero mortacciloro, Gaber, Rino, De André, Battisti, i cartoni animati, le colonne sonore, con le cinque stelle aggiunte ora a Febbre da Cavallo, e Giorgio Moroder, che all’amarcord aggiungono i film.

E un po’ Spotify pur adorandolo lo maledico: tra 10 anni se dovessi portare il portatile in assistenza non avrei alcun magic moment musicale.

P.s.
La cartella “Foto” meglio non aprirla che dopo aver trovato anche la discografia degli Abba vado in analisi.

Blue Whale

Le raccapriccianti regole del tragico gioco “Blue Whale” che sta spopolando tra i romani. 
Giorno 1. Prendi l’autobus alle 8.

Giorno 2. Esci di casa in un giorno di pioggia senza pinne. 

Giorno 3. Fai la differenziata.

Giorno 4. Prendi la macchina alle 18 e percorri un’arteria importante.

Giorno 5. Cammina ad occhi chiusi su un marciapiede.

Giorno 6. Riutilizza le scarpe sporche di deiezioni canine del giorno prima.

Giorno 7. Entra in un parco, sdraiati sull’erba e respira il polline, poi vai sulla Nomentana e respira smog.

Giorno 8. Trova parcheggio.

Giorno 9. Tifa Lazio.

Giorno 10. Vai in un ufficio pubblico e cerca di portare a termine una pratica qualunque.

Giorno 11. Trova parcheggio.

Giorno 12. Entra in una sede del Pd e urla: “siete dei Comunisti”, poi entra in una sede dei Comunisti e urla: “state più a destra del Pd”.

Giorno 13. Cerca un lavoro che ti piace.

Giorno 14. Fingiti nero e, se ti piace esagerare, pure di religione islamica.

Giorno 15. Vai a Roma Sud vestito da Roma Nord e a Roma Nord vestito da Roma Sud. 

Giorno 16. Cerca uno spazio sociale ancora aperto.

Giorno 17. Prendi un taxi.

Giorno 18. Partecipa al prossimo concorso pubblico.

Giorno 19. Vai in bici sulla Nomentana.

Giorno 20. Al prossimo sciopero dei mezzi pubblici crea zizzania magnificando l’Atac tra gli inferociti alla fermata. 

Giorno 21. Prendi un motorino e, con andatura costante, precipita in qualche voragine sulla strada.

Giorno 22. Definisci Virginia Raggi la migliore sindaca donna nella storia della Capitale.

Giorno 23. Chiama l’Ama e spronali a far meglio.

Giorno 24. Entra in bistecchiera e ordina piatto veg.

Giorno 25. Non c’è mai arrivato nessuno.

Help me

Il senso di incertezza, di precarietà, di temporaneità, di mancanza di prospettive mi si para oggi innanzi, più potente che mai:

– “Matteo, aiutami a riprendere la mano, facciamo qualche giro in macchina!” esclama mamma dopo l’acquisto di una fiammante Sukuzi Ignis metallizzata di dodicesima mano.

Sono dieci anni che non guida.

C H I E D O A I U T O.

Foste impossibilitati a nascondermi in qualche sgabuzzino o in qualche casolare abbandonato è altresì gradita vs solidarietà.
Astenersi ottimisti, minimizzatori e possibilisti.

Ah, il signore avvistato mentre cercava di varcare il confine con il Messico era papà: se doveste incontrarlo avvisatelo che può tornare a casa, vado io. (Sarà parecchio sudato, corre da ore)

Sfigometro

Aggiornamento dello sfigometro: “massimi livelli“.

Nella giornata di ieri l’ingrato cane che ospitiamo gentilmente all’interno dell’appartamento s’è azzuffato con un dobermann.
Sordo ai richiami, sfrontato e anche un po’ stupidino corre per metri per andare ad affrontare qualcosa di più grande di lui, di me e del PIL della Cina: 50 kg e oltre di qualcosa che assomiglia più ad un cavallo che ad un cane.

[ – “Nerino bello, che fai, dove vai, stai buono, vieni a casa ti preparo una bella tisana, guardiamo la tv, puoi salire sul divano, ti faccio le coccole!
– “Nono, quello mi guarda male, io vado, m’ha stufato!”
– “Parliamone, aspetta! Biscottino?
– “Bau bau, grrr, bau bau!” ]

Finita la guerra, chiaramente il saldo negativo tocca a me.
La mia mano destra è oggetto di ferita lacero contusa, dolori e punti.
Il soggiorno breve (7h) al Pertini è da libro cuore. Un cuore forte.
Dopo ore di attesa riesco a entrare in quella che considero le porte del paradiso.
Sbagliato: trattasi della sala visite del Dottor Mengele africano che si interroga sul senso della vita senza trovare una soluzione alla mia, evidente, prossima dipartita.

Altra attesa in corridoio insieme a bacini rotti di vecchiette loquacissime.

“- Zocchi!” “- Eccomi.”
Altro giro, altro luminare: lui un vero mister simpatia. Fa battute, tronfio.
Apprezza il taglio e lo definisce “bello“.
Ho temuto per un attimo volesse uscire a cena con la mia mano.
Non lo dico, temendo che spostandomi nel suo terreno, quello della simpatia, la mano me la tagliasse. Accidentalmente, certo.
Esco dopo la parziale sutura e con le dita alla Tutankhamon, ultima moda hipster della capitale egiziana.

Torno a casa.

Eccolo là, lo stolto.
Mortificato.
E’ sul divano e vuole le coccole… lo accontento.
La tisana però non te la faccio!”

Eppure

E’ giusto che Roma torni alla destra che tanto bene ha fatto nel quinquennio Alemanno.

Alfio Marchini, trovato dopo dopo due anni di vagabondaggio alla ricerca del Campidoglio, probabilmente neanche stavolta riuscirà ad arrivare sullo scranno centrale dell’Aula Giulio Cesare. Avrebbe potuto far bene, lo dimostrano questi due anni di duro lavoro e presenza per Roma.
I cinque stelle, capitani coraggiosi, si sono incardinati da statuto in regole ottime che gli permetteranno di non vincere. Cosa che desiderano ardentemente, peraltro.
La compagna Giorgia Meloni, invece, pronta con la sua squadra(ccia) sta scaldando i motori di tutte le macchina in doppia fila, la sua e di tutti gli assunti con parentopoli durante la giunta precedente.

Ah la capitale la spostiamo a Milano perché con l’Expo ha dimostrato che si possono fare grandi cose senza infilitrazioni mafiose di alcun genere.

Eppure quant’è bella ‘sta città.

Statemi vicino

Sembrava un giorno come tanti.
E invece era peggio.

La tredicenne con cui condivido sangue, famiglia e appartamento afferma convintamente di voler andare al suo primo concerto.

Piatti che cadono, ginocchia che cedono, confusione e smarrimento, sudore, buio.
Bicchieri d’acqua e pacche sulle spalle rassicuranti salvano la dinastia Zocchi dalla prematura estinzione.
Lo shock è grande ma il buonsenso vincerà.
Come no

La trattativa ve la risparmio ma, chiaramente, qualche sconfitto ci doveva essere.
Da semplice autista ad accompagnatore il passo è stato breve: il 14 maggio sarò al concerto dei, nientepopodimeno, “5 Seconds Of Summer”.

Acronimo molto evocativo: “5 SOS”. Sicuramente parte dei 1000 che ho provato invano a lanciare alla NATO per bombardare la stanza della cara sorella.

Dopo averli ascoltati ho rivalutato la morte.
Che sarà una piacevole carezza rispetto alle orde di bambine urlanti e impazzite al cospetto di cotanta arte.

Statemi vicino, la vita sa essere dura.

1

Cave canem

La sveglia suona alle 6, e, come da due mesi a questa parte, abbaia e scondinzola.
Una roba che rivaluta ampiamente la catastrofica melodia del Samsung Galaxy facendola apparire come un quartetto per archi al chiaro di luna.

Mi sveglio.
O meglio: mi alzo.
No, meglio ancora: mi divido, mi spacco, mi scindo, mi disgrego.
In tante parti.

La parte maggiore s’incazza; perchè nonostante la gandhiana pazienza dalla quale ho imparato ad attingere ultimamente, non incazzarsi alle 6 non è umano. Dai.

Una parte minore, comunque rilevante, si alza, prepara da mangiare alla sveglia, che salta come un grillo e che in sette (7) secondi vanifica il lavoro mangiando anche la ciotola.
La parte tollerante rincorre la sveglia che non vuole mettersi il collare.
E’ pigra e non vuole uscire. Tale padrone, tale sveglia.

Si deve, però, uscire per forza: la sveglia ha le sue necessità.

Qui entra in gioco un’altra parte, quella che preferisco: la parte irriducibile, quella che non si rassegna, quella che continua a dormire, nonostante tutto; quella con le righine del cuscino ancora scavate sulla faccia, quella del capello (1) ribelle, quella che d’estate uscirà in pantofole (già so), quella che esce di casa e sbatte contro i pali.
Tanto è un sogno, non ti vede nessuno.
No, non è un sogno, ma sarà chiaro solo più tardi, verso le 10, quando tutto sarà sveglio.

Ultima, ma non ultima, la parte che invidio di più.
Con quale forza affronta la vita, con quale coraggio!

E’ la parte di me che alle 6.13, forse pavlovianamente, riesce a muovere le labbra di una bocca impastata con sabbia e calcestruzzo, rispondendo agli stimoli di altri individui.

Questi subdoli personaggi versano apparentemente – e purtroppo solo apparentemente – nelle mie stesse condizioni, ma sotto l’aria da sonno, rivestono i panni dei grandi oratori ansiosi di farti sapere cosa fanno, chi sono, da dove vengono, i loro sogni. Non contenti, pretendono, sia da te che dalla sveglia, addirittura un’interazione vocale e sensoriale.
Sono furbi,sono lesti, inutile scappare: cambiano strada, sbucano dagli angoli, ti assalgono.
Hanno voglia di parlare. Io no.
Vincono sempre loro.
La ggente mattutina.

Ma ne è valsa la pena?

nerino

E come faccio a dire che non è valsa la pena?
(Nella foto, la sveglia)