Grecia, crisi shock: la popolazione si autoinfetta

Cosa succede in Grecia, il paese in crisi per antonomasia?

Si è andati ben oltre la disperazione, a quanto afferma l’OMS: “Il 50% delle nuove infezioni da Hiv sono state autoinflitte per ricevere il sussidio statale da 700 euro.”
Giornali di tutto il mondo riprendono la notizia, nelle case sale la tensione, nei Social Network esplode lo sdegno.

E’ vero? No.

L’OMS smentisce, scusandosi:

In September 2013, WHO/Europe published “Review of social determinants and the health divide in the WHO European Region”. The report incorrectly states that, in Greece: “HIV rates and heroin use have risen significantly, with about half of new HIV infections being self-inflicted to enable people to receive benefits of €700 per month and faster admission on to drug substitution programmes”.

In fact, what is accurate to say is that slightly more than half of Greece’s new HIV cases are among those who inject drugs. WHO recognizes that there is no evidence suggesting that deliberate self-infection with HIV goes beyond a few anecdotal cases. The statement is the consequence of an error in the editing of the report, for which WHO apologizes.

Greece reported a significant increase (52%) in new HIV infections from 2010 to 2011, largely driven by infections among people who inject drugs. The causes for this increase are multifaceted and WHO welcomes the work of the ad hoc expert group and other entities to improve understanding of them and to recommend appropriate measures to extend the benefits of the comprehensive package of interventions for harm reduction to all people who inject drugs.”

Capito? Tranne alcuni casi aneddotici (Uno? Due? Va be’.) non ci sono prove.
Errare humanum est. Può succedere.

Il ruolo del cattivo in questa storia lo interpretano, ancora una volta, giornali, giornaletti e presunti tali che, calcando la penna neanche troppo velatamente, fanno intendere che atteggiamenti del genere siano normale evidenza della crisi e che, prima o poi, toccheranno anche altre realtà. (No, non la nostra. L’Idiotina va ancora per la maggiore, altro che HIV)

Nelle loro rettifiche, rigorosamente in calce – quando non parziali o errate (chissà se per una conoscenza dell’inglese di Pittelliana memoria) – cambiano sensibilmente i toni. Più da lancio di agenzia che da articolo di giornale. Più da scaricabarile che da professionista.

Nelle redazioni, a quanto pare, si continua a praticare il sensazionalismo a livelli agonistici.
Senza scusarsi.

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La logica dell’invidia

Capita che un uomo rimanga sulla scena per più tempo del dovuto.
Capita che incarni alla perfezione la figura di quello che ce l’ha fatta, del self-made man: potere, soldi, fama, donne.
Tanto di tutto.

Capita però, che, nel mentre, si macchi di svariati reati: falso in bilancio, tangenti, appropriazione indebita, frode fiscale, falsa testimonianza e dulcis in fundo, sfruttamento della prostituzione minorile. Olé!
E’ un politico affermato, mediaticamente parlando, sa che corde muovere, quanto olio far scivolare.
Riesce sempre a cavarsela.

Per il suo Paese non fa granché, anzi.
Con i suoi sodali, patriotticamente, fa di tutto per far andar bene i suoi affari e male il Paese.
Depenalizza il falso in bilancio, abroga norme di contrasto all’evasione fiscale, abolisce il tetto sugli stipendi dei manager pubblici, privatizza a caso, gestisce la compagnia aerea di Bandiera con poca (eufemismo) lungimiranza, inasprisce pene sull’immigrazione clandestina e sul consumo delle droghe leggere, penalizza i lavoratori (favolosa l’abolizione della norma di contrasto sulla sottoscrizione delle dimissioni in bianco, insieme all’abbassamento di altre tutele e altre amenità), taglia ricerca, sanità, beni culturali e scuola, vara svariati condoni edilizi, numerosi aiuti – finanziari e non – alle mafie.
Tralascio sicuramente qualcosa ma rende bene l’idea, tutt’altro che sovversiva, che non si stia parlando di un grande Statista.

Eppure.

Eppure capita che Mario, Luca, Giulia, Sofia, Manolo, Silvia e un’altra sostanziosa bella fetta di Paese, continuino a sostenerlo.
Anche nell’urna. Ma perché?
Perché quella sostanziosa bella fetta di Paese, in quell’uomo ci si riconosce.
Al posto di quell’uomo si comporterebbero esattamente allo stesso modo.
Nel loro piccolo, nella vita di tutti i giorni, già lo fanno: evadono tasse, praticano furbetterie, sfruttano raccomandazioni, non disdegnano la prostituzione.
Squallidi eunuchi di un modello tristissimo, responsabili di “vent’anni – e più – di cancrena“.
Se provaste a condannare certi atteggiamenti verreste tacciati di invidia, di ipocrisia, di moralismo, di retorica.
Sei un Bacchettone, lo fanno tutti!
Capito?
Un vuoto morale senza precedenti che neanche la decadenza di quell’uomo potrà arrestare.
Inutile trepidare, inutile sperare, inutile esultare per ogni sua piccola sconfitta.

Il “nemico” non è (più) lui.
Forse non lo è mai stato.

Una cura non esiste, è troppo tardi.
Serve un vaccino.
E chissà che non sia troppo tardi anche per quello.

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Uno spot riuscito.

“I’ve had my ups and downs. My fair share of bumpy roads and heavy winds. That’s what made me what I am today.
Now I stand here before you. What you see is a body crafted to perfection.
A pair of legs engineered to defy the laws of physics. And a mind-set to master the most epic of splits.”

Sull’ATAC

Ieri ho preso l’autobus dopo appena quaranta minuti.
La leggenda narra di ritardi causati da varie manifestazioni: dai No Tav, armati di colori e tamburi, fino ad arrivare ai pericolosi malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica, armati di mascherina e sedia a rotelle.
Un disagio evidente.

Le manifestazioni a Roma, a quanto pare, durano, senza interruzione, da almeno un anno e mezzo. E in ogni zona della città. Che sia notte o che sia giorno, che io debba andare a Garbatella, o a Rebibbia, che sia Natale, Pasqua o la domenica ecologica in cui il servizio è triplicato, gli autobus sono sempre in ritardo a causa di manifestazioni.

Alcune volte, imprevedibilmente, manifesta pure quell’insolente del maltempo.
Quatto quatto, il tempo verso ottobre si comincia a guastare.
Provocatore a tal punto da tirare giù qualche goccia di pioggia.
Inevitabile la paralisi.

Carovane di persone che salgono ad ogni fermata al grido di “Si faccia più in là” oppure “Ao, al centro non c’è nessuno, state tutti sulla porta!”
Si poga ad ogni curva, annegano vecchiette, si pestano piedi e si fanno trenini d’amore in attesa della fermata.
Capita sempre più spesso di vedere autobus esausti, lacrimanti dai tergicristalli, che salgono sulle spalle di qualche ragazzo volenteroso.
Per una fermata o due. Poi ripartono.

Ma il problema qual è? Hanno limitato le corse? Chissà.
La cosa certa è che il servizio è peggiorato sensibilmente da almeno un anno e mezzo.
Casualità vuole che un anno e mezzo fa sia stata aperta – dopo soli sette anni – quella macchietta di metro che risponde al nome di B1.
Quattro fermate semi-inutili, su un percorso di 4 chilometri scavate ad un livello di 30 metri.
Bella e avveniristica, sicuramente.
Altrettanto sicuramente si impiega meno in un pellegrinaggio sulle ginocchia fino a Lourdes che a salire quella ripetizione di scale mobili.

Io non mollo, il biglietto continuo a farlo.
Ma questa è istigazione.

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Riflessioni dopo la tragedia

Il dissesto idrogeologico presente nella testa dell’Italiano, più che nei nostri comuni, fa sì che tragedie come quella sarda vengano ricondotte, nell’immaginario collettivo, all’eccezionalità. O al destino.

Sebbene fosse “oggettivamente imprevedibile un’alluvione di tale portata” come si è affrettato a dire il capo della Protezione Civile Gabrielli, e al di là delle responsabilità che andranno accertate sulla mancanza di allerta ai comuni, è chiaro che un territorio martoriato e seviziato come quello Italiano non rappresenti certo un ostacolo a certe catastrofi.

Qualche dato:
– Sono 6 i milioni di Italiani che vivono in aree a rischio frane e alluvioni. Abitano cioè in uno dei settemila comuni a rischio idrogeologico. 1/10 del Paese, quindi, rischia di farsi portare via il letto dalla pioggia.

– Il consumo del suolo è aumentato negli ultimi 60 anni del 156%.
E’ stata privilegiata la quantità a dispetto del buonsenso. Neanche della qualità.

– Sono stati spesi 61 miliardi di euro dal dopoguerra ad oggi per riparare i danni.
La messa in sicurezza del territorio ne costerebbe 41. La lungimiranza non è di casa.
Siamo, per questo dato, al secondo posto assoluto dopo il Giappone. Che soddisfazione.

– In Italia muoiono 60 persone all’anno a causa di frane.

Non si dica che è stata una tragica casualità.
Per rispetto all’intelligenza, si eviti.

Chiudo con un altro tipo di maltempo.
Il vento dei grandi proclami, soprattutto in tempo di congressi, scissioni e scemi non finisce mai di soffiare. Chissà se si arriverà, una volta soltanto, ai fatti.
L’idea di donare i due euro delle primarie PD non è peregrina.
Non è beneficenza, è un gesto che vale parecchio.
Non rottamiamo anche le buone azioni.
La (mia) Sinistra è anche questo.

Forza Sardegna!
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